Brigitte Berluscò Berluscò!

Brigitte Berluscò Berluscò!

(il trenino di capodanno cambia le parole, ma non la musica)

Un bel ragazzo con una bella mamma che lo porta sotto braccio. E beh solo lui, solo Silviuccio nostro poteva commentare così l’ascesa all’Eliseo di Emmanuel Macron: mettendo una mano sulle chiappe di una delle figlie della Première Dame, signora Brigitte.

Cioè: anni che furono una qualche testa matta di cui si son perdute le generalità ebbe ad avere un’intuizione geniale: inventare Silvio Berlusconi. Il creatore, dopo essersi guardato attorno ed aver notato l’assenza di un simile prezioso elemento, giunse a conclusione: manca, adesso lo invento. E Silvio fu.

(Poi Silvio inventò Saviano, ma questa è una storia della quale diremo in altro momento storico.)

Il talentuoso costruttore, però, nella foga (foga con la o) dimenticò di finirgli la memoria. Ed ecco il lato debole di Berluscò. Dice le robe ma poi scorda di averle pronunziate. Di modo che Ruby, per lui, è solo voce del verbo di quel partito che smacchia giaguari, guarda boschi e semina lotti. Nulla più. E allora oggi tutti noi, dal redattore al gramellino, giù a rinfrescargli le celluline grigie. Ar core non si comanda, va bene, ma al cervello ogni tanto sì.

Il Forzista maiuscolo butta giù male l’idea di una moglie più grande. Anzi non la concepisce proprio: secondo il suo pensiero le donne oltre i 28 anni d’età son babbione da padella e catetere; egli, per contro, sgarzellino di primo pelo, e il redattore si riferisce davvero al capello, brama giovincelle che pur di apparire un nanosecondo tra le quinte (ma anche meglio seste) di Canale5, la darebbero a Hannibal Lecter per farsela impanare.

Già è incredibile che Silvion si sia accorto dell’esistenza (in vita) della Brigitte. In genere il motto non è: oltre le gambe c’è di più, bensì: oltre il pannolino c’è qualcosa!

Eppoi un briciolo di invidia ce la vogliamo mettere?

E mettiamocela ché tanto costa uguale: il tale, Macron,  è premier, e si chiama MACRON. Quando ha saputo dell’elezione Silvio non ha guardato i tiggì, ha guardato nelle sue mutande! Chi c’era narra di attimi drammatici, di tensione palpabile (nell’aria, non nelle mutande). E alti lai su per i cieli pentastellati. Ok la presidenza, ok essere il numero uno francese, ma chiamarsi Macron no, quello no!

Nemmeno quando Monti fece tintinnare il campanello a palazzo Chigi, quel novembre del Fate Presto sol24oreiano, e neppure allora Silvion fu tanto sconvolto. Del resto l’alternativa era Le Pen, cioè sempre lì stavamo eh, ché pareva veramente fatto apposta per sconvolgere la vita all’unico cinese autenticamente meneghino d’Italia.

Da là a mirare le chiappe della brigittiana figlia, il passo è stato breve. Del resto: le italiche ormai festeggiano le 60 berrette, si chiamano tutte D’Urso. E se con uno spillo gli buchi le tette esce silicone per fissare le finestre dell’intero pianeta.

Povero Silvion, che noia che barba(ra) che noia che barba(ra)!

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