Dal belin alla marcia reale: la ciclabile è instabile

Dal belin alla marcia reale: la ciclabile è instabile

(un uomo solo al comando la sua maglia è bianco celeste il suo nome è Redattore!)

 

La notizia è di ieri: un ciclista caduto causa feritoia percorrendo la nostrana pista ciclabile. Meglio intesa come Parco Costiero della Riviera dei Fiori. Sui Gruppi Facebook cittadini s’è scatenata la bagarre … ah no, quella era per l’articolo del redattore sul Mall; però qualche polemica sull’incidente al ciclista s’è verificata. I soliti detrattori hanno iniziato col #dallialciclista, ergo: uno cade, si ferisce e deve anche sentirne d’ogni sfumatura, men che erotica, sul conto della categoria. Poi quando il redattore dice che non va mai bene niente attaccano pure ella, meschina zitella infreddolita.

Allora: i ciclisti sulla ciclabile vanno come Sagan, si credono d’essere Nibali, sono tappati come Dumoulin, mangiano i bambini e sono tutti leghisti. Però hanno anche dei difetti. Sicché: mettetegli la targa, l’assicurazione, le briglie, il bavaglino e due rotoli di ovatta ai lati della bocca così sembrano il padrino che pedala a Little Italy.

I ciclisti che ciclano sono pericolosi: investono gli animali domestici e pure qualche puma scappato dai villoni della Colla. Vanno in branco, son rissosi, si nutrono di spinaci e si fidanzano sempre con Olivia. Insomma, la categoria è odiata ad un punto di non ritorno. Se sulla ciclabile non ci fossero i ciclisti sarebbe una ciclabile vivibile: bella, fastosa, smart, sloop and fashion. I ciclisti guastano la ciclabile, indi #bastaciclistisullaciclabile.

Ciclabile o non ciclabile … questo è il problema

Ma, redattore, perdona, togliendo i ciclisti dalla ciclabile la medesima non sarebbe più ciclabile, perdendo la sua principale caratteristica.  E chi se ne fott… Pardon, Gentile Lettore, è il solito pseudo politico in cerca di voti perché dalla maestra non ne ha presi a sufficienza. Alché tiremm innanz: siamo davvero sicuri che sia solo e solo il ciclista la causa di tutti i mali?

Che dire dei camminatori con quadrupede al guinzaglio (quelli provvisti), guinzaglio avvolgibile estensione mt. 10? Uno prende la rincorsa e va di fosbury style, poi aggira invadendo corsia accanto e rischiando il travolgimento di se stessi e del ciclo in passaggio? Si tirano un paio di smadonnate, quelle belle, facendosi largo con fair play? Si torna indietro ché tutto sommato è meglio di una scazzottata con cane e padrone del?

Come vedi, Gentile Lettore, arduo est affrontare i perigli del Parco Costiero, tenuta in debito conto anche la presenza dei runner. I runner sulla ciclopedonale vanno come Mennea, si credono Owens, sono tappati come Bolt, mangiano i bambini e sono tutti democristiani. Però hanno anche dei difetti. Ad es. sono tatuati.

Indi devono mostrare a te in transito colà alle 7 dell’alba, diciamo al mese di gennaio, diciamo con un freddo beccaccino, devono mostrarti il tattoo: short sgambato, canottiera tre taglie meno del dovuto, muscolo in espansione, smartphone con cardiofrequenzimetro tipo monitor sala di rianimazione, 22 pollici colore abbonamento Premium gratuito.

E contenitore in plastica con intruglio erba spirulina erba del diavolo mescalina e ciambella al mango frullata. O ti sposti da solo, o ti spostano le onde sonore dette musica fuoriuscite dagli auricolari del runner. Da oltre un’ora appoggiato al dissuasore di parcheggio davanti al Morgana facendo finta di fare streching.

Il ciclista caduto

Tutto ‘sto popò d’utenza conta anche il ciclista caduto di cui all’incipit della narrazione. Al quale il redattore, vecchio arnese radical chiccoso, domanda: ma c’è veramente una feritoia all’altezza di Bussana? Perché la pista è tenuta talmente bene, ma talmente bene che pare impossibile. Infatti secondo il redattore, anziano depresso da cantiere, la feritoia è immaginaria. Oppure disegnata, ma non certo presente lì, al punto descritto.

Vedi, Gentile Lettore, i ciclisti sono smargiassi (un po’ come il redattore) cianciano di imprese sul Mortirolo e invece stavano sulla salita di Cipressa. Raccontano di volate sui Pirenei ma le volate gliele fa la moglie ché l’allenamento è durato quattro giorni di troppo. Dicono di pavé e quando passano da piazza Colombo entrano sotto i portici per schivarlo.

En fin: resta il dubbioso dubbio. A scatenare tempeste social mai viste in una zona ove si sonnecchia, si pinzillacchia, si spernacchia. E dove sono ancora in molti ad alzare la media nazionale di coloro i  quali non distinguono il belin dalla marcia reale.

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