I nipotini di Rusputin

Notizia appena battuta: Di Maio afferma: stiamo andando bene, lasciateci lavorare. M’è presa una tremarella ma una tremarella che se fossero state due adesso non sarei qui a raccontarla, per la somma felicità degli amici leghisti.

Raccontare cosa? Un fatto ambiguo e sesterzo accaduto in Sanremo mesi e mesi orsono. Loschi individui al bancone di un bar concepirono un piano diabolico: costringere genti che non erano affatto leghiste a farsi passare per tali e candidarsi consiglieri comunali alle amministrative 2019.

Come puoi, o redattore, affermare una roba simile? Perché altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui un eletto di fresca nomina, appena giunto nei corridoi del Dumavue, si sia messo a sbraitare sull’orario di convocazione della seduta comunale. L’avrà saputo, ‘sto benedetto orario, prima di candidarsi! Allora cosa si è candidato a fare se non gli stava bene l’orario? Di qui alla coartazione il passo è breve come la statura politica di certuni.

Andare porta a porta – no, non parlo né di Vespa né di Nocita – e puntare un fucile contro un povero naif per obbligarlo a tramutarsi in consigliere comunale è una diavoleria mai vista! A meno che il tipo abbia problemi con le lancette dell’orologio – e non parlo nemmeno del Cannoletta (tutti quelli a cui voi pensate non solo loro, fatevene una ragione.)

Mo’ parlo di Salvini sennò s’offende. Allordunque: il vostro ha dato della “zecca tedesca” alla comandante della Sea Watch Carola Rackete. Svelando al mondo una parte di sé che andava indubbiamente tenuta segreta: la password di Facebook, ossia: bonjour finesse. Il nutelloso leader leghista è accanito fan dello scrittore Karl-Joris Huysmans, autore di quella bibbia del decadentismo che è il romanzo Controcorrente. Il padano è l’esatto alter ego di Jean Des Essaintes, protagonista del libro.

Costui, rifiutando l’insostenibile mediocrità del mondo contemporaneo, si ritira in una sorta di squisita clausura, popolata di sogni, di profumi esotici e di artificiose bellezze (cit.) Quali Borghi, Giorgetti e Savoini. Quest’ultimo non è un biscotto per fare il tiramisù, come molti credono, bensì l’equivalente in rubli del nostro euro.

E quell’arcipret del Morisi, con il suo scoppiettante staff (scrivono come quelli che lanciano i petardi a capodanno: senza mani) si crogiola nelle zecche, nei me ne frego, nei non molliamo di un centimetro, (av)versione aggiornata del noi tireremo diritto, di pessima memoria. E d’altrettanto chiara sfiga: lo mettevano sui muri, il noi tireremo diritto. Il destino li ha perfettamente assecondati.

Quindi fratelli miei leghisti immaginari, ‘tenti ai muri e alle facciate nei medesimi. Ah già, sono i muri a tremare per le vostre facciate! Il famoso lastrico che sanguina di goviana memoria. Redattore, quanto sei ingenuo. Ma quanto sei ingenuo.

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