Il fu Matteo Salvini

Umiliato da Giuseppe Conte, invece di comportarsi da uomo prima e da ministro poi, ha tentato, mancandola clamorosamente come un fantozzi qualsiasi, una difesa che è diventata la sua condanna se non all’oblio, ad un completo cambio di rotta.

Il fu Matteo Salvini. Un ministro evaporato nell’inconsistenza di 14 mesi, e ieri passato nel tritacarne conteano come un imbonitore da strapazzo. Ha tentato la propaganda anche dallo scranno in Parlamento, ha provato ad intortare gli italiani tanto amati e tanto primi: merce da voto, ecco cosa sono gli italiani che vengono prima.

Passando attraverso argomenti (di)sparati tra loro: cicerone, le pensioni, banca etruria, le migrazioni, gli italiani, la democrazia (!): insomma, un amarissimo pout pourri del suo completo fallimento politico.

Il fu Matteo Salvini perde il posto da politico e lo perde da piccolo bulletto: le sue espressioni mentre Conte gli legge il testamento sono quelle del bimbetto colto in fallo dalla maestra. E cincischia prendendo appunti – è capitato lì senza un discorso, senza un filo da seguire -, solo con quattro gatti buoni solo a ravanarsi tasche e collo alla ricerca spasmodica di un crocefisso da esibire.

Non è mancato neppure, e ti pareva!, il cuore immacolato di maria. Urlato in Parlamento mentre si apre, mentre lui ha  aperto, una crisi feroce sulla pelle degli italiani che vengono per primi. Quando soffrono di eiaculazione precoce, forse.

Salvini è un politico, se mai politico sia stato, e sorgono fortissime certezze, è un politico finito. Il suicidio cui abbiamo assistito ieri è il triste corollario ai deboli applausi dei sodali più sperduti e infelici di lui.

Il fu Matteo Salvini. Che il Paese abbia la forza di cancellare simili esperienze. Dalle brutture dell’incompetenza si può e si deve rinascere. Gli errori servono a farci crescere. Evitiamo di commetterne altri, allora sì letali.

Il fu Matteo Salvini deve fare marcia indrè: aggiustarsi la cravatta, darsi una pettinata, bere il filtro che gli faccia scordare Papeete e gli imprima bene in testa: euro ed Europa. Solo così potrà rassicurare Mattarella e il mondo. E, già che c’è, scegliersi anche collaboratori all’altezza di un uomo che sieda in Parlamento

Post scriptum: Salvini ha concluso la sua farneticazione con una frase tratta dalle Bucoliche di Virgilio: Omnia vincit amor (L’amore vince tutto.) Chicca di chiusa: la sottoscritta stava tra le quinte del Parlamento ed ha sentito questo discorso in merito, tra Salvini e Luca Morisi:

  • Cosa devo dire, l‘amore vince rutto?
  • Tutto, Mattè, vince tutto.
  • Ah vabbeh, allora dico sempre.

 

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