Il rissoso rissosissimo Giuanin

Il rissoso rissosissimo Giuanin

(apparecchiature fantastiche e dove trovarle)

Giuanin sale gli scalini uno ad uno, scarpe in mano, respiro azzerato, faccetta furba. La chiave scivola nella toppa, sul pianerottolo vibra il più assoluto silenzio.

Ce l’ho fatt…, mormora tra se, e la mattarellata, precisa in fronte diretta in mezzo agli occhi, lo coglie impreparato allo schivo. Lui, che tipo schivo è. Nell’attimo del pre tramortimento, più morti che tra e pre, , il Giuanin ode la voce della consorte, signora Melina, sussurrare Lo sapevo! Lo sapevo da quando sei andato a caccia e hai portato a casa due tordi invece di tre!

Il nostro, con la forza della disperazione, ed impossibilitato a riflettere, afferma Eccerto! Quella che in casa conta gli uccelli sei te!

Sbadabang! La credenza di zia Mumin s’abbatte sul tavolo di barba Genio e va a centrare il vaso di mia madre belinone che non sei altro! Traditore indefesso, con chi me le hai fatte eh? Con Gigi, la francese del palazzo di fronte! Le francesi, per caso, ce l’hanno d’oro? Michette lenderùse! Ma io non sto qui con le mani in mano, se lo pensi hai sbagliato moglie e donna!

Il Giù, al tappeto (quello del cugino di Taggia), raccoglie la voce e, più presto detto che pensato, Donna di sicuro!

Gentile unico Lettore mettiti comodo:

la storia riprenderà quando la signora Melina (Carmela in Calabria, Carmen in Lazio, Melina in Liguria e via via salendo la penisola) avrà effettuato il lancio di una pantofola. Pantofola che fino ad un attimo prima era di misura e peso normali, per poi tramutare in un oggetto di 85 chili, altrimenti detto arma impropria.

Con Giuanin ridotto a poltiglia, la narrazione prosegue: la signora Melina, mentre scrosta dal muro alcune parti molli del Giù, dentro di lei ripensa alla visita fatta da uno strano medico qualche giorno avanti. A quello scriteriato di suo marito qualcuno più abelinato di lui aveva ficcato in testa che, tramite ausilio di dispositivi indossabili, si potevano evitare i litigi; eliminare per sempre ratelamenti et similia. In buona sostanza: un cardiofrequenzimetro applicato al corpo, intorno al torace, ed una specie di orologio, chiamato pugnwatch, sensibile agli eccessi di sudorazione e alla vampate menopausose (Crusca siamo qui!) avrebbero segnalato in tempo l’avvicinarsi di una lite onde evitarla.

Cosa era andato storto? si chiedeva madame Melina.

Intanto dentro tutto il bailamme di pensieri, il Giù, provato ma vivente, si rianima e trova il coraggio di interpellare la consorte.

Meli, senti Meli io non volevo, giuro non volevo, è stat…

Uh, sì sì è stata lei, la francese. Ha fatto tutto lei, te stavi lì a guardare ma non hai alzato un dito. Va be’ che tanto di più non alzi nemmeno coniugalmente, Però ‘sta cosa non mi va giù, Giù! La prima mussa che vedi ti ci lanci addosso senza ritegno, e tua moglie, santadonna tua moglie, adesso cosa deve fare? Manco il parroco c’è a quest’ora, manco il sacrista, a quest’ora c’è solo Cannoletta, lui manca mai, hai notato? Comunque: a me becca non mi ci fai…

Non ha funzionato il coso.

Il coso è un po’ che non funziona. Con me. Con la francese c’avrà dei metodi persuasivi migliori.

Il coso l’apparecchio sensoriale quello per le liti che avvisava quando arrivavano e invece non ha funzionato!

Ma lo vedi che nemmeno al polso ce l’hai! Lo hai lasciato dalla francese, e ti dico anche dove…

Messo alle corde a Giuanin rimane solo l’ammissione totale.

Non è dalla francese, è da Gigi.

Ebben la francese a se chiama Gigì, con l’accento sulla ì. Non cambiare le carte in tavola non negare il Cristo in croce: è lei!

Non è lei, è lui.

Ah ben se è lu…, luichi?

Te l’ho detto: Gigi.

Ma parliamo per sensori o italiano? Gigì la francese, cosa c’entra Gigi U Strassé?

Lui non c’entra, quello che c’entra sono io.

La signora Melina impiega un quarto di nanosecondo, poi comprende il dramma.

Te e Gigi U Strassé siete amanti? Andate a letto insieme?

Mica sempre, delle volte andiamo nel bosco.

Ma a Sanremo ‘sta roba è risaputa? Eh figurati se a Sanremo ‘sta roba non è risaputa. Ecco perché ieri Catè a beghina rideva quando son passata alla Pigna. E rideva, adesso che ci penso, anche Mohammed che poi cosalifannovenirequiafareperrideredellepoveredonnebecchedaiculattoni! Eh ma vado a prendere anche lo scienziato quello dell’orologio! Quello del pugnwacht, lo vedi quanti pugnwatch si prende. Perché mio marito, Giovanni Prevosto, non è ghei, eh no che non lo è, è vittima di un raggiro! Perché parte sempre un belin da Roma e viene a picchiare nel culo a noi…, pardon a Giuanin? No, non è vero. Giuanin è vittima della tecnologia. E adesso cosa ci dico a Bigin? La mia amica Bigin non deve sospettare niente. La chiamo le offro un caffè al bar…

Un poco in sottofondo giunge la voce del Giù.

Meli se le offri un caffè capisce anche quando sono stato con Bacì Mescìa, quella volta a Ospedaletti. Se le offri un caffè che non glielo hai mai offerto al bar in vita tua che sei calabrese ma del sanremasco c’hai preso fin nell’anima, se ne accorge subito. Conosco uno che studia e che ha inventato un attrezzo che te lo attacchi…

Al belin e poi tiri! Ma tira forte eh non mollare. Fammi ‘sto favore: non mollare!

 

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