Il sindaco Biancheri e la minoranza al ghiacciolo gusto menta

Poco fa stavo riflettendo sull’amministrazione cittadina sanremese e, di conseguenza, sulla minoranza consigliare. La tornata elettorale dello scorso maggio è tornata indietro, nel vero senso della parola, al candidato sindaco che più di altri fungeva da maggior  o miglior competitor versus Alberto Biancheri, sindaco allora uscente.

Ormai sappiamo come sia andata: per Biancheri vittoria netta in tutte le 56 sezioni. Conseguenza immediata: sconfitta bruciante per la compagine del centro destra più disunito che mai. Indi il Biancheri, riconfermato a furor di popolo, si reinsedia al Bellevue e ricomincia il lavoro di primo cittadino.

Dargli addosso ad ogni suo minimo battito di ciglia è un attimo: il centro destra, privo di solida autocritica, si getta nella mischia amministrativa a testa bassa. Comportamento già visto in campagna elettorale, ovvero il primo che si alza al mattino decide cosa fare nella giornata.

Assenza di piani editoriali di comunicazione, assenza di comunicazione. Ergo si portano in Assemblea sterili interpellanze, nell’interesse di tutti, ben inteso, ma che se ne guardano bene dallo scalfire lo strapotere di Biancheri. Il quale gode di una corazzata comunicativa da far spavento ad un ministro con portafoglio, e ne gode bene, in maniera sensata e programmata. Lasciando gli avversari nella loro bolla d’incredulità, a cullarsi nell’illusione di poter essere un pelino di contrasto, tra un ghiacciolo, un direct inopportuno, una spallina di reggiseno in omaggio al buon gusto imperante, e un’uscita dall’aula giusto per vedere che tempo che fa.

Nel caos, perché è caos quello dell’opposizione che non s’oppone, spuntano soggetti esterni credibili quanto Totò e Peppino nello scrivere la famosa lettera, ma molto molto meno divertenti. E con loro una semi pletora di agent provocateur più pasticcioni di mr. Bean, ma molto molto meno divertenti. In quanto simpatici come una spina nel chiul, incapaci a mettere due parole assieme che esulino dall’emoji della cacchina, arroganti bulletti a sostenersi l’un l’altro davanti ad una tastiera.

Imbullonati davanti ad una tastiera. E sarebbe il minimo se cotal tastiera sapessero adoperare, evitando di lasciarsi andare ad insulti, incapaci di formulare una richiesta o una segnalazione degna di essere presa in considerazione e non recepita per quello che è: un cazzotto sul muso dell’amministrazione.

Assisteremo, nel giungere a fine secondo mandato, alla fionda contro il colosso. Una fionda dall’elastico lasco, dalla mira sguarnita e dal peso di un canarino seduto sopra un elefante.

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