La rumenta il mugugno Papeete Beach e il ministro dei ministri …

Sanremo, agosto sempre

Circa 130 chili di peso, tatuaggi anche sotto le unghie, stecchino al lato della bocca, ciavatte Supreme made in naples, cavallo dei bermudoni sotto la caviglia, accento marcatamente romano: ‘ndo sta er ministro? Al sanremasco che passa di lì per puro caso – il sanremasco passa sempre da qualche parte per puro caso – verrebbe da rispondere: nu menà u belin.

Però, essendo molto bene educato e colto, replica: eh povera Sanremo una volta sì che era bella, profumava di mandarino, adesso è uno schifo, sporca, brutta, piena di marocchini romeni che vedesse Sanremo Vecchia com’è ridotta, tanto ‘orcubelin i stan lì a fasse mangià u belin dae musche e io pago!

Il turista, poco avvezzo a simili contrasti verbali – cioè, allora le lame servono solo a tagliare il salame? – ripete: ‘ndo sta er ministro? Il sanremasco che come ministro riconosce solo e soltanto il podestà Pietro Agosti, ribatte: se vuoi vedere i ministri vieni quando ci sono le elezioni, ti metti in via Vittorio – è corso Matteotti, ma per il sanremasco è sempre e per sempre via Vittorio – e li vedi passare tutti. Adesso le elezioni sono finite e non ne vedi più. Il torbella, poco convinto, torna alla carica: ma er ministro, er ministro de’ noantri ‘ndo starebbe? ‘Ndo dove sta er Papeete Bich?

Il sanremasco, che sa mai nulla di niente e di nessuno, e se lo sa lo riferisce al contrario, replica: ah … Salvini, dici? – il sanremasco è fan del leghista dapprima che diventasse leghista, no non Salvini: il sanremasco –  eh figurati se viene qui a Sanremo, al mare? E dov’è il mare? Non vedi come siamo ridotti ‘orcubelin! Rumenta e mugugni rumenta e mugugni, andamu avanti cuscì ch’andamu ben! Il sole, quello non se lo sono ancora potuto vendere, perché per il resto …

Ao’ ma allora qui non è Papeete?!?! Il figlio della lupa ancora sbalordisce nell’accorgersi che, dal 1919 ad oggi, non ha mai azzeccato una strada giusta che fosse una. La ricerca spasmodica del Papeete ne è ulteriore conferma.  Papé?, butta lì il local, u papé bel zuvenu l’abbiamo sostituito coi social! La carta si usa solo al cesso: io, i fogli dell’Eco della Riviera quando comandavano i democristiani che Sanremo se la sono ingoiata col cemento.

Io vojo annà ar Papeete in dove ce sta er ministro, ribadisce il torbella (ndr: proveniente da Torbellamonaca), er ministro de’ noantri, fatto come noantri, er più de’ noantri, er più de bborgo, er più de  tutti: er Cassoeula!  Come nel ’22, gli risponde laconico il sanre, come nel ’22: hai sbagliato marcia, ingrana la retro e va in Romagna; qui era magna mo’ nun la è ppiù (ndr:  me sto a scordà si so’ er torbella o er sanre.) Qui le cubiste sun chele catru prie davanti al cinema Centrale, detti blocchi antiterrorismo, e Salvini quando è venuto qui ha sofferto di eiaculazione precoce: un paio d’ore per un leghista che ce l’ha duro è una sconfitta generazionale prima che politica.

(Intanto nella lontana Fiorenza, iRenzi tuona: l’inno di Mameli non è un tormentone estivo! Quando io ero Matteo si suonava Stasera mi butto, dedicata a tutti i migranti del mondo!)

Sconsolato, il torbella fa rotta su Milano Marittima, ma in via Roma s’imbatte in un gruppetto di leghisti autoctoni che lo prendono di peso e lo riportano in via Vittorio, costringendolo a montargli il banchetto odierno e a dire alle genti di passaggio di chiamarsi Marco Siccardi.

[i 3 pastorelli di Fatima, Bernardette Soubirous e Maria Immacolata like this]

 

 

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