L’altro Toti, il coraggio del cuore

“Il coraggio, uno non se lo può dare”, il nostro caro don Lisander mette in bocca all’Abbondio suo queste precise, stranote parole. Stranote e sacrosante: o si nasce con il coraggio del cuore e della mente, o si è perenni vasi di terracotta in mezzo a vasi si ferro. Giusto per rinominare il Manzoni.

Poi, nel corso della vita e degli eventi, il coraggio cresce, si modella, ma è sempre quella parte scapestrata e nobile di noi stessi decisa a non mollare mai. La storia è di queste ore: Giovanni Toti, presidente della Regione, ha lasciato Forza Italia. Sul termine ‘lasciato’ ci sarebbe da fare un seminario a parte: ha lasciato, è stato messo da parte, cacciato, boicottato e blablablas.

Un fatto è certo: il suo coraggio. I tentativi di Toti nel recuperare un partito ormai decotto, da maggioranza bulgara è ridotto al 6%, sono falliti. Il suo impegno verso il partito al quale ha indubbiamente dato parte della vita, ha contato come l’asso di sbiragoff: spazzato via in un attimo. Gli errori di Forza Italia si sommano agli errori, la defenestrazione di Toti è solo l’ultimo in ordine di tempo. E quando si entra nel loop degli sbagli diventa arduo uscirne portando qualcosa a casa.

La politica è, anche , questo: fare risultato. E per farli occorrono persone, teste, cuori appunto. Che oggi Forza Italia lascia sul campo come fossero soldatini di piombo privi di alcun valore.

Triste assistere al declino forzato, pardon il bisticcio di parola, della creatura più berlusconiana tra le berlusconiane; ancor più mesta è la figura di Toti, solo al centro del campo di battaglia. Ma. La parte scapestrata e nobile del suo cuore non  vuole cedere, anzi: pretende battaglia. Battaglia intesa come ricostruzione, ripresa, altri cuori, altro coraggio. E Giovanni Toti è lì, dentro quei cuori e quel coraggio.

La sua neonata creatura ha visto la luce nella ribellione: basta dare retta a chi s’intestardisce a calpestare i propri falsi passi. Via ad un movimento nuovo, ove anche l’ultimo entrato alzi la mano e dica la sua. Sbagliando, ma con possibilità di dialogare.

A Giovanni Toti il merito di una rivoluzione che pochi anni fa avrebbe tolto il sonno pure a lui stesso, e della quale lui stesso è il primo stupefatto. Perché le sommosse del cuore sono imprevedibili: mettono paura, ma quando si decide di seguirle, o precederle, danno forza anche al più disorientato.

Giovanni Toti tenga il suo cuore stretto tra le mani, ne troverà molti altri disposti ad offrire il proprio.

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