Salviniani disciuleves, ché qui si squaglia tutto (voi compresi)

[Viva l’Italia e viva voi, Amici: grazie per esserci SEMPRE!], il solito claim del Salvini, al quale viene facile rispondere: noi ci siamo sempre, quello che non c’è sei tu.

La faccenda che più mi stupisce non sono tanto le boutade del ministro più boutadesco di sempre, e nemmeno le sue assenze (vedi resoconto su La Stampa e Il SecoloXIX oggi in edicola), ciò che mi sbalordisce è il comportamento dei suoi.

L’avallo dei sodali a modi e figure che farebbero trasalire il cavallo di Caligola deve preoccupare, e tanto. A che servono i fidati collaboratori, tutta la pletora di colleghi parlamentari e non se, quando c’è bisogno di loro, si sfilano?

O, peggio del peggio, incoraggiano? Nessuno ad affiancare il capitano, a suggerirgli, tra l’affettuoso e il fuor di metafora, di darsi una calmata, di riprendere – se mai l’ha presa – in mano la situazione. Lui, responsabile della sicurezza dei cittadini. Anziché procedere per slogan di tre parolette messe in croce (un capitolo a parte merita la conduzione comunicativa dei social di tal Luca Morisi) si metta in condizione di parlare al Paese che tanto declama di amare, e di farlo nella maniera più schietta possibile.

Svicolare l’istituzionalità del ruolo che ricopre non fa di Salvini un simpatico monello, ne fa un pessimo ministro. Queste ultime settimane testimoniano l’escalation di una discesa agli inferi surrogata da esagerazioni di ogni genere, affatto cònsone alla carica rivestita.

Quattordici mesi di perenne campagna elettorale, l’inebriarsi di folle che impiegano mezzo secondo a voltarsi dall’altra parte – sono effimeri, Salvini, questi che si spellano le mani ad ogni tua sortita: manco la ascoltano – mezzo secondo a followare chiunque altro li faccia imbestialire di più, gli solletichi meglio le interiora. Ma così non si governa, così si fallisce.

Sul piano umano e politico. E siamo ai nostri giorni, questi giorni: perché i leghisti di peso, o meno peso – la famosa ‘base’ dove sta? – se ne stanno zitti ad ammirare lo sfacelo? Son salviniani quando sale il termometro dei sondaggi, son salviniani quando vanno al bar e ruttano la tessera che vale 20 euro (nulla, in pratica), son salviniani quando c’è da mettere un like su Facebook. Per il resto: caro capitano rànges!, come dicono dalle tue parti.

Dovrebbe essere un solo grido, dalle sezioni alle alte sfere: diamo una mano al capitano. Invece tutti zitti, tutti immobili, tutti desaparecidos.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*