Sanremaschi's Kalma

Sanremaschi’s Kalma

(me ne battu u belin!)

 

Argomento odierno: rum…

Altolà, redattore!

Chi è, chi sei, chi siete, cosa volete?

Cosa stai per dire redattore?

La voce è stentorea, di quelle che non ammettono replica. E un minimo di sghitta il redattore se la palpa addosso. Così tenta la sviata strategica.

Rum, dico del rum quello dei pirati, per intenderci. Rum…

Altolà, redattore! Cosa stai per diffondere nell’aere della rete?

Rumore! Quello che a Sanremo o te ne sali a Bignone o monti i doppi vetri o rompi il belino a quelli di piazza Bresca.

Redattore non me la bevo, tanto per rimanere in argomento. Tu redattore stai per pronunziare la parolina proibita.

Io!? Mavalà! Voce, se dico di no è no.

Qui bisogna farsi coraggio, e lanciarsi tipo dal muretto dellarenella (tutto attaccato sennò il sanremasco mette il broncio.)

Argomento odierno RUMENTA!

Tiè!, voce t’ho fregata. Ed infatti, dopo attesa di qualche ora, dopo essere passato il redattore attraverso tutti call center dell’Anatolia, la misteriosa ed imponente voce, tace.

Allora: in questa ultima era geologica in Sanremo la trattazione del tema Rumenta è stata pressoché ignorata. Tacciono i gruppi social tacciono le voci spengono le luci e nel buio senti sussurrar: prego, vuol differenziare con me ? Grazie preferisco di no.

Quindi, nel silenzio più totale, la rumenta vaga per la città. Non sono i cittadini che non sanno comporre il quadro, i cittadini manco sanno cosa sia la cornice! Per un saremasco la rumenta è r-u-m-e-n-t-a. Sa assai di differenziata organica indifferenziata vetro carta plastica: oh belin, è rumenta! Ma scherzi? Quando il redattore aveva otto anni, a Bajardo d’estate, la Corradina, amica della nonna, gli diceva, nell’atto egli di gettare il sacco nell’unico bidone: Renata, vai a fare la vigliacca? Eh sì perbacco! Gettare la rumenta, nei mitici ’60, era fare i vigliacchi. E adesso diventiamo ardimentosi, e differenziamo? Mi me ne battu u belin, vui autri fai cume i vurei.

Esempio lampante: lunedì l’operatore ecologico bussa ad una porta sanremese. Dalla parte opposta Manin du Frusciu chiede: Chi è? Replica: Raccolta! Risposta: Abbiamo già dato!

Eccolo il cittadino matuziano, in tutto il suo sfolgorio: sicché, Gentile unico Assessore, si metta il cuore in pace, siamo sanremaschi, ce ne battiamo il belin da generazioni. Prima di renderci conto dei sacchetti, del conferimento, degli orari, delle zone ci vorranno secoli. Anzi, eoni. Noi facciamo i vigliacchi, a Bajardo, a Beuzi, alla qualunque, ma non differenziamo.

Anche perché con tutto quel nero ad avvolgere la città pretende mica, unico Gentile Assessore, che ci mettiamo in regola con le tasse eh? Che denunziamo alloggi così, dall’oggi al domani? E il diritto ad essere riconosciuti come la sesta provincia calabrese dove lo mettiamo?

E comunque, Gentile unico Assessore, la cittadinanza non si formalizza davanti alle deiezioni canine lasciate in strada. Tutt’al più filosofeggia: om om om om om  om om…merda!

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