Il calice in argento di Ain Samiya è un reperto archeologico che risale all’età del bronzo, ritrovato in una tomba sita in una grande necropoli nel circondario dell’attuale Ramallah, in Cisgiordania. È alto poco più di cm. 7,5 ma è molto significativo dal punto di vista storico e archeologico, in quanto interferisce nella complessa ricerca delle forme di idealizzazione più antiche sulla creazione dell’universo.
La più antica cosmogonia, ovvero la più arcaica fra le interpretazioni mitiche della creazione dell’universo, la si trova sull’Enūma eliš, il poema accadico della tradizione babilonese che fra l’altro esalta la figura di Marduk, la divinità adorata fin dal III millennio a.C.
Si tratta di un’opera che risale al XII secolo a.C. e verosimilmente al periodo del regno di Nabuccodonosor I. Questa datazione è di recente attribuzione in quanto prima di una revisione più accurata la si riteneva risalente al periodo di Hammurabi (1792-1750 a.C.).
Quando nel 1970 il calice di Ain Samiya fu scoperto da Zeev Yeivin dell’Israel Antiquities Authority, l’archeologo, militare e politico israeliano Yigael Yadin ipotizzò che sul calice fossero riprodotte scene della creazione come riportate sul poema accadico. In particolare furono riconosciuti due scenari: il primo relativo alla battaglia di Marduk contro Tiamat, il secondo riguardo alla strutturazione dell’universo, che sarebbe stato sistemato all’interno di Tiamat stessa dopo che la spaventosa bestia fosse uccisa e tagliata longitudinalmente dal dio.
Il problema sorse per una evidente incongruenza: l’Enūma eliš fu redatto diversi secoli dopo la datazione del calice di Ain Samiya, forse addirittura un millennio più tardi. Altri dettagli inoltre si sarebbero distaccati dalla storia narrata nel poema. Recenti studi aggiungono, però, aspetti molto interessanti circa le interpretazioni che si possono “leggere” sul calice.
Gli studiosi si sono concentrati sulla seconda scena riprodotta sul reperto, e in modo particolare sulla mezzaluna che si estende fra le due figure antropomorfe rappresentate. Essa è stata associata alla barca del cielo, ovvero a un motivo artistico molto seguito nel Vicino Oriente dell’epoca, che faceva riferimento al “viaggio” del Sole e della Luna nel cielo.
Questa interpretazione è risolutiva nel far “quadrare” numerose deduzioni, e a dissipare molti dubbi circa l’attinenza delle raffigurazioni nel contesto delle credenze mesopotamiche.
L’argomento è stato oggetto di un articolo apparso su BiblicalArchaelogy.org.
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Foto da en.wikipedia.org

