Gigi Meroni, un'artista prestato al calcio

Gigi Meroni, un’artista prestato al calcio

Il 15 ottobre ricorre il 50° della sua morte

Tutti gli appassionati del calcio degli ultimi lustri dello scorso millennio ricordano con nostalgia Gigi Meroni.

Un calciatore fuori dagli schemi. Un “visionario”, come si direbbe oggi, che gettò sguardo e pensiero avanti di decenni rispetto ai colleghi. Disegnatore di cravatte e pittore.

Luigi Meroni nacque a Como il 24 febbraio 1943, morì a Torino a soli 24 anni, mentre attraversava la strada insieme al grande amico e collega Fabrizio Poletti.

Fu l’emblema di un calcio di altri tempi, ma soprattutto di una generazione di sognatori che cercava di cambiare il mondo.

Il modo in cui tentava di farlo Gigi era quello introspettivo: cambiare se stessi per cambiare il mondo. Una frase filosofica che Meroni interpretò come sempre a suo modo: ESSERE se stessi per cambiare il mondo.

I suoi atteggiamenti stravaganti hanno fatto epoca. Anche se ora rispetto a quelli di atleti viziati e bamboccioni, fanno sorridere. Perché Gigi non era né bamboccione e neppure viziato.

Anche nel calcio Meroni riusciva a trasmettere la propria unicità. Il suo forte era il dribbling ubriacante, che lo portava spesso solo davanti al portiere.

Era un tempo in cui 24 anni erano veramente un’età in erba per i calciatori, i quali dovevano affrontare lunghe trafile prima dell’esordio. A parte rari fuoriclasse, come lo stesso Gigi.

Fece in tempo a giocare 6 partite in nazionale. E segnò 2 gol, nonostante i bomber dovevano essere altri, e non gli fosse chiesto specificatamente. Le divergenze con l’allora CT Edmondo Fabbri gli fecero disputare solo una gara nella disastrosa avventura del mondiale inglese.

Le sue presenze in A furono 145, e i gol in massima divisione 29.

A Meroni sono stati dedicati molti libri. Il più celebre è quello di Nando dalla Chiesa “La farfalla granata”. Furono scritte canzoni e poesie.

L’incidente

La sera del 15 ottobre, dopo la partita che il Torino dominò e vinse 4-2 contro la Sam,pdoria, nonostante l’espulsione proprio di Gigi, insieme a Poletti lasciò il ritiro post-gara in anticipo. Attraversando la strada in Corso Re Umberto per recarsi ad un bar e telefonare per avvisare la sua compagna, Meroni e Poletti furono travolti da una Fiat 124 coupé.

Poletti fu colpito di striscio, mentre Meroni fu preso in pieno ad una gamba e scaraventato nella corsia opposta. Malauguratamente fu travolto da una Lancia Appia. Il suo corpo venne trascinato per oltre 50 metri.

Alla guida della Fiat c’era un giovane di 19 anni neopatentato e di buona famiglia, Attilio Romero. Il giovane si presentò spontaneamente alla Polizia. Anni più tardi divenne presidente del Torino, dal 2000 fino al fallimento della società.

Prendiamo da Wikipedia un passo della biografia di Romero: “Fu incriminato dai giudici di Torino per bancarotta documentale, truffa ai danni della FIGC, malversazione ai danni del credito sportivo e violazione della legge del 2000 sulle fatturazioni. Nel 2008 patteggia una pena di due anni e sei mesi di carcere.

L’Hippy Gigi Meroni

Gigi era per così dire, un personaggio fuori dalle righe. Capelli lunghi, in un’epoca in cui gli allenatori li facevano tagliare. Barba incolta, calzettoni abbassati, maglietta fuori dai calzoncini. Viveva in una mansarda.

Don Francesco Ferraudo, cappellano del Torino calcio, celebrò comunque il funerale religioso nonostante Gigi convivesse con Cristiana Uderstadt, una ragazza di origine polacca figlia di giostrai, in attesa di annullamento del suo matrimonio precedente dalla Sacra Rota.

A Torino lo ricordano in giro per la città con una gallina al guinzaglio.

Al suo funerale parteciparono 20.000 persone. La domenica successiva il calendario presentò il derby della Mole. Il suo grande amico Nestor Combin volle giocare a tutti i costi per onorare Gigi, nonostante fosse febbricitante. E segnò 3 reti. La quarta fu siglata da Carelli, il nuovo numero 7 che sostituì Meroni. Fu una vittoria nel derby che vendicò le sette partite contro la Juve in cui Gigi non aveva mai vinto.

 

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