Il grande equivoco del "saluto romano"

Il grande equivoco del “saluto romano”

Come salutavano i romani?

Siamo soliti associare il “saluto romano” ad un braccio alzato con la mano tesa. Per quanto ci possa apparire strano i Romani non salutavano in questo modo.

Il “saluto romano” come lo intendiamo comunemente (e erroneamente) è stato in realtà inventato tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Fu poi propagandato e diffuso soprattutto dal regime fascista.

La tradizione latina prevedeva, come d’altronde la nostra, che la riprende, vari tipologie di saluto. E in alcuna di esse è contemplato il braccio teso.

Quando due cittadini di pari lignaggio si incontravano, erano soliti stringersi la mano destra come facciamo noi. O meglio quanto facevamo in assenza di pericolo di contagio. Porgere la mano sinistra era sconveniente per i Romani, in quanto lo ritenevano di cattivo auspicio.

Se si salutavano verbalmente erano soliti dire “Salve” oppure “Ave”, a cui si rispondeva “Salve et tu” o “Ave et tu”.

Tra congiunti o amici intimi, per quanto non gradito in genere, ci si scambiava baci sulla guancia o sulla bocca. Più accettato era l’abbraccio.

Era invece molto utilizzata la tecnica di inviare baci da lontano, in segno di affetto o riconoscenza, baciando il pollice e l’indice destro e facendo il gesto di gettare in alto.

Un segno di profonda deferenza, dovuto dai figli ai genitori, o da una persona di ceto inferiore a quella di maggior lignaggio, era il gesto di baciare la mano. Un segno conservato fino a poco tempo fa soprattutto in Italia meridionale.

Nel caso di un saluto lanciato da lontano ad una alta personalità, i Romani adottavano tre tipi di saluto, come testimoniato da un particolare scolpito sulla colonna traiana (e ritratto nella foto del titolo). Il primo prevedeva il braccio allungato quasi in orizzontale, ma con la mano posta a pollice in alto e mignolo in basso. Il secondo prevedeva l’identica posizione del braccio, e la mano posta sempre in verticale ma a indice teso. Infine si salutava a braccio piegato col pollice contrapposto a tutte le altre dita della mano destra come a creare una “O”.

Il saluto militare

I militari e i legionari, che la cinematografia ci ha abituato a veder salutare portando il pugno al petto all’altezza del cuore, in realtà si salutavano come ancora ora si usa fare. La mano destra veniva portata all’altezza del capo. Salvo certe forme di rispetto riservate ai superiori, ai quali si arrivava a baciare la mano. Il saluto militare eseguito come lo ripetiamo noi, è ritenuto comunemente originario del medioevo, con la spiegazione che dovesse simulare l’apertura della parte mobile dell’elmo. È al contrario accertato che fu diffuso per primo dall’esercito romano. Da rilevare che non si hanno prove neppure del saluto tra legionari ponendo reciprocamente la mano sull’avambraccio.

Capitava sicuramente che i Romani si salutassero con la mano aperta posta in orizzontale, come vediamo nei film. Ma questo era un saluto informale come lo eseguiamo ora per dire ciao agitando la mano, e il braccio era tutt’altro che teso.

 

 

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