La nostra industria supera quella tedesca, ma avremo meno imprenditori

La nostra industria supera quella tedesca, ma avremo meno imprenditori

Un Paese in ripresa, ma con poco coraggio

Il rapporto del Censis, recentemente pubblicato, lascia spazio a molte considerazioni. Il Paese è in ripresa ma balzano agli occhi alcuni parametri che portano ad un’analisi piuttosto preoccupante.

Il ceto medio si sta riducendo, evidenziando una forbice sempre più profonda tra poveri e ricchi. In conseguenza molto probabilmente ai troppi rischi imprenditoriali, e anche ad una burocrazia spietata, affiancata da leggi fiscali che chiamare onerose è riduttivo, portano i nostri giovani a scelte precise.

Il numero di nuove attività imprenditoriali pare destinato a calare. Si cerca prevalentemente il “posto fisso”, come fu per il mezzogiorno nell’immediato dopoguerra.

Questi dati invece di far pensare politici e legislatori, li lascia indifferenti, impegnati come sono nella ricerca della poltrona politica e delle strategie elettorali, piuttosto che concentrati nello studio di soluzioni.

A confermare una tendenza poco positiva, si aggiungono i dati demografici. Gli immigrati sono nella maggior parte provvisti di scarsa cultura, con qualifiche basse. Mentre sono sempre di più i nostri giovani che lasciano il Paese dopo la scolarizzazione universitaria specialistica.

E tutto ciò proprio nel momento in cui la nostra produzione industriale marcia più veloce di quella tedesca. I consumi sono ritornati a crescere, con una percentuale finalmente non più da prefisso telefonico. Il Censis parla infatti di un +4%.

A guidare i consumi degli Italiani sono cultura, parrucchieri e trattamenti di bellezza. L’industria delle vacanze è andata in doppia cifra nel triennio 2014-2016, crescendo del 10,2%.

Le colpe dei politici

Massimiliano Valeri, Direttore Generale del Censis, nel corso di un’intervista su Repubblica, è stato piuttosto esplicito. Ha indicato i politici come responsabili di una parte di questo stato di cose. E i motivi sarebbero quelli del “marketing-politico”: “La riduzione del peso demografico dei giovani è una miccia accesa che sta per accendersi in futuro. Nel momento in cui si inverte quella che non ha più senso chiamare piramide demografica si crea un grave problema per il Paese. Oggi i Millennials tra i 18 e i 34 anni sono 11 milioni rispetto a 50 milioni di elettori, e quindi l’offerta politica non li guarda con sufficiente attenzione, si parla molto di più di pensioni che di disoccupazione giovanile. Il problema dei giovani in Italia è che non contano perché sono pochi”.

Si registra un ulteriore calo delle nascite. Il numero delle nascite nelle famiglie di immigrati, che avevano dato un forte contributo negli ultimi anni, è sceso da 2,43 a 1,97. Tra gli Italiani il numero di figli medio per famiglia è 1,26.

Infine abbiamo anche un’ulteriore perdita di terreno del Mezzogiorno rispetto al Nord. Le grandi città meridionali si stanno svuotando, mentre Milano e Roma stanno scoppiando.

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