Olimpiadi 2020: la decisione del CIO e il suo effetto “sliding doors”

In caso di rinvio, c’è chi si ritirerebbe dall’attività agonistica, chi avrebbe la chance di partecipare, chi sarebbe più o meno competitivo

TOKIO – Ormai é certo. I Giochi Olimpici di Tokio 2020, che avrebbero dovuto svolgersi dal 24 luglio al 9 agosto, saranno rinviati, per salvaguardare la salute di tutti i soggetti coinvolti e contribuire al contenimento del Covid-19. Non annullati, come qualcuno aveva supposto in un primo tempo. Troppe le questioni economiche in ballo. In primis, per organizzare la manifestazione, il Giappone ha già investito milioni di euro per ristrutturare o costruire ex novo nuovi impianti sportivi; eppoi c’é la questione dei diritti televisivi già acquistati dai vari network.

Entro quattro settimane il CIO dirà a quando slitterà l’evento sportivo più importante. Poco percorribile l’ipotesi di uno spostamento al periodo che va dal 25 agosto al 6 settembre, perchè in quel tassello di tempo ci sono già in programma le Paralimpiadi. Difficile anche un rinvio a ottobre o novembre, come era già successo nel 1964 (proprio a Tokio), perchè in quei mesi sport come il calcio o il basket si troverebbero nel pieno della stagione agonistica.

Possibile, quindi, che Tokio 2020 si trasformi in Tokio 2021 (nella peggiore ipotesi 2022), come é già avvenuto per gli Europei di calcio. Ciò consentirebbe agli atleti di programmare con serenità la loro preparazione.

Contenti e scontenti

Non a tutti, però. Ci sono campioni che, per problemi anagrafici, sono inevitabilmente alla loro ultima Olimpiade e 365 giorni in più farebbero la differenza. La schermitrice Elisa Di Francisca ha già annunciato di non voler andare oltre il 2020 così come é pressochè certo che anche Tania Cagnotto lascerebbe i tuffi in caso di rinvio di un anno. E appesa a un filo é anche la carriera del pallanuotista Stefano Tempesti, classe 1979. Vincenzo Nibali e Federica Pellegrini hanno dichiarato che, se le Olimpiadi fossero rinviate di un anno, non mollerebbero; é ovvio, però, che su campioni non più giovani (35 anni il primo, 32 la seconda), finirebbe per pesare, a livello fisico e psicologico.

C’é invece chi sarebbe contento di uno spostamento al 2021. Stiamo parlando del tiratore al piattello Giovanni Pellielo, che dalla sua ottava Olimpiade vorrebbe l’oro, ma non sparando da inizio marzo (perchè pur avendo l’esenzione che riguarda gli atleti d’interesse olimpico non vuole mettere a rischio la salute della madre con cui vive) non sarebbe nelle condizioni di ottenerlo. E di tutti gli atleti che, attualmente sotto infortunio, le Olimpiadi non le salterebbero più.

Si attendono sviluppi ma, in ogni caso, per molti atleti, e di conseguenza per le Nazionali di appartenenza, la decisione del CIO avrà un effetto “sliding doors”.

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