Calcio, un Mondiale strano ... ma non troppo

Calcio, un Mondiale strano … ma non troppo

Il prezzo di evoluzione e cambiamenti

Il Campionato Mondiale di Calcio per Nazioni è un evento che trascende dal fatto sportivo, e si inserisce in una dinamica significativa del costume.

Questo Mondiale, in particolare, si sta distinguendo per l’originalità di alcune circostanze che sono peraltro amplificate dalla risonanza mediatica e delle nuove interazioni introdotte dai social e dalla rete in genere.

Emergono anche delle sorprese sul piano sportivo, con l’assurgere a protagonista di formazioni che in passato, anche recente, erano scarsamente accreditate. La formula adottata dalla FIFA è oggetto di discussioni, che più che mettere al centro l’allargamento del numero delle squadre ammesse alla fase finale, si concentrano sulle conseguenze relative all’esclusioni di formazioni con un passato calcistico di altissimo livello e un blasone ancora accettabile (non solo l’Italia, ma anche Danimarca, Polonia, Ungheria, Bulgaria, Irlanda del Nord, Eire e Galles, per citarne alcune).

Sulla legittimità delle rivendicazioni è bene non addentrarsi, perché ciò implicherebbe discorsi lunghi e probabilmente sterili. Si può invece prendere atto che le sorprese che sono emerse hanno delle motivazioni sulle quali si può ragionare.

Possiamo meravigliarci se il calcio africano si sta via via evolvendo? Da anni ormai il calcio il fattore fisico-atletico ha assunto molta più importanza nelle dinamiche, e in questo gli atleti africani sono anni che dimostrano una certa superiorità. Col passare del tempo, poi, le qualità tecniche di questi giocatori si sono affinate. Sono ormai innumerevoli quelli che fanno parte di compagini di club prestigiose a livello planetario. Logico che esportino nei loro Paesi la tecnica e la tattica acquisite, anche in virtù dell’entusiasmo suscitato in patria nei giovani, che sempre in numero maggiore vedono nello sport una prospettiva allettante per migliorare la loro vita.

Un altro fattore è quello ambientale. L’attesa creata dalla macchina mediatica americana ha certamente aumentato la pressione psicologica e l’ansia da prestazione soprattutto nei più scafati professionisti. In un gioco sempre più “fisico”, l’irruenza che deriva dalla “fame” di successo, unita alla vetrina scintillante, e alle motivazioni di incontrare (e eventualmente superare) idoli incontrastati del panorama mediatico, sono sicuramente determinanti nelle prestazioni, e fanno sì che, ad esempio, in un contrasto, il calciatore più motivato e meglio “gasato” affondi la gamba in modo più deciso e efficace.

Dobbiamo poi tener conto che la tecnologia ha introdotto nuovi e importanti cambiamenti al regolamento e ai controlli. VAR, telecamere, comunicazioni in tempo reale tra arbitro, assistenti e sala di controllo, rilevatori e sensori all’interno del pallone, monitoraggio in tempo reale delle condizioni, posizioni, velocità e comportamenti dei calciatori, sono solo le punte dell’iceberg di una rivoluzione.

Queste innovazioni metto meglio sotto la lente di ingrandimento delle situazioni che un calciatore più esperto sapeva sicuramente “pilotare” a proprio vantaggio, e limitano il “timore reverenziale” che gli arbitri potrebbe avere nei confronti dei grandi nomi o delle grandi squadre.

In ultimo c’è da considerare l’aspetto climatico. La maggior parte delle partite vengono disputate a temperature elevate, e questo può condizionare il rendimento di atleti meno abituati a giocare in quelle condizioni.

Il risultato, dunque, non può essere quello della imprevedibilità dell’esito finale di ogni singola gara.

Probabilmente questi effetti saranno meglio assimilati nel prosieguo del torneo, e, a scanso di ulteriori fattori-sorpresa, che sono comunque sempre in agguato, le semifinaliste potrebbero essere quattro squadre storicamente e tradizionalmente affermate. Ma questo ce lo può rivelare solo il futuro.

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