Dobbiamo temere la tecnologia?

Dobbiamo temere la tecnologia?

Dove ci porta l’incremento repentino della tecnica?

Partendo dal presupposto che lo scrivente è un “tifoso” della Scienza e della Tecnologia, è indubbiamente saggio fermarsi a ragionare sulla china vertiginosa che le novità in questi ambiti hanno rivelato, “accorciando” di fatto il susseguirsi della durata delle generazioni.

Le scoperte e gli sfruttamenti tecnologici hanno fatto sì che nel giro di pochissimi anni gli individui che riescono a stare in sincronia con le novità, siano sempre meno, e che solo i “nativi” delle nuove tecnologie riescano a seguirle correttamente.

In altre parole, noi “boomers” siamo i “nativi” della televisione, mentre le generazioni successive, sono maggiormente padrone di rete, IoT, robotica, e via di seguito.

Normale dunque che, sia le generazioni meno giovani, che coloro che non sono appassionati di scienze tecnologiche, si pongano di fronte alle novità con una certa diffidenza.

Il punto è proprio questo: è giustificata questa diffidenza?

La risposta non è semplice.

Chi ha fideismo nei confronti della tecnologia afferma che tutti i suoi prodotti sono comunque macchine programmabili, e che non ci sarà alcun pericolo nella loro gestione, e men che mai il rischio che esse “impazziscano” o “si ribellino”.

Gli altri, invece, portano ad esempio gli strani comportamenti, a volte imprevedibili e apparentemente inspiegabili di certi semplici strumenti come i telecomandi (che a volte “impazziscono” per poi riprendere a funzionare, o la risposta di certi robottini casalinghi che in qualche caso rispondo verbalmente senza essere stati interpellati). Ci si chiede cosa accadrebbe un domani se questi comportamenti fossero assunti da robot umanoidi con mani, gambe e piedi, che girassero di notte per la nostra casa.

Il problema, messo così appare banale, ma ci introduce ad una riflessione circa l’AI, questo nuovo strumento che è in grado di apprendere e di immagazzinare non solo dati, ma anche esperienze.

Ebbene, la risposta alla domanda circa la fiducia che dobbiamo nutrire nei confronti della tecnologia, non dipende da essa, ma da noi. Dobbiamo infatti saper gestire questi strumenti approfondendone la conoscenza, senza accontentarsi di limitarla a premere dei bottoni per ottenere degli effetti.

Siamo stati abituati a prodotti tecnologici che facevano solo cose specifiche, per cui non necessitava una grande conoscenza. I televisori hanno un telecomando che serve per accensione, spegnimento e scelta dei canali: stop!

Oggi la situazione si è modificata parecchio. I nostri strumenti, anche quelli che usiamo semplicemente in cucina, per non parlare di rasa-erba, robot da piscina, accessori come Alexa, gli smartphone, gli smart-watch, ecc., fanno un’infinità di cose, ma SOPRATTUTTO imparano da quello che facciamo loro fare.

Quest’ultima è di fatto la discriminante più importante: è vero che i robot sono macchine, ma sono macchine che apprendono. Un loro uso senza l’opportuna conoscenza, rischia di renderli non solo insufficienti, ma anche inadeguati. Se le informazioni, alla lunga, risulteranno contraddittorie, la macchina potrebbe “impazzire”.

Non si tratta di un problema da poco, perché con l’AI funzionerà a breve praticamente tutto, anche i droni, che presto o tardi potrebbero affollare il nostro spazio aereo.

Non dobbiamo crederci onnipotenti, anche perché, oltre a non esserlo, non possiamo di conseguenza prevedere le reazioni umane, figuriamoci quelle “non umane”! Ogni strumento va valutato sulla base delle nostre conoscenze, esigenze e capacità di gestione pressoché totale.

Cosa dobbiamo quindi rispondere a chi ci chiede se dobbiamo fidarci della tecnologia? Dobbiamo affidarci ad una famosa frase manzoniana: “Adelante Pedro con juicio” (Avanti Pedro con prudenza).

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