Professione Gemmologo: dove indizio e prova si equivalgono

Professione Gemmologo: dove indizio e prova si equivalgono

I professionisti delle gemme

La professione del Gemmologo è spesso sottovalutata o addirittura sconosciuta.

Qualcuno, sentendone il nome, pensa ad un esperto nelle gemme intese in senso vegetale (piante), o addirittura ammette candidamente di non sapere di cosa ci si occupi. Il termine Gemmologo deriva dalla giusta etimologia che si deve assumere quando si parla di pietre preziose.

La Gemmologia è infatti una disciplina che è strettamente legata all Geologia e alla Mineralogia, ma che si avvale di scienze quali Fisica, Chimica, Matematica, Geometria, e molte altre alle quali si può ricorrere sistematicamente o anche in particolari condizioni di esigenza.

Rispetto ai Geologi, i quali trattano gli argomenti in un’ottica espansa alla natura e alla formazione della terra, o ai Mineraologi, i quali si occupano ovviamente dei minerali in senso lato, i Gemmologi si occupano delle pietre preziose, ovvero di quelle pietre che rivestono interessi di rarità, peculiarità e valore che le rendono significative sotto l’aspetto venale e utilizzate come status symbol o dimostrazione di unicità.

Si diventa Gemmologi attraverso percorsi diversi, tra i quali i più qualificanti sono i corsi accademici specifici. Attualmente il certificato abilitativo più prestigioso al mondo è il Graduate Gemologist rilasciato dal Gemological Institute of America, sebbene esistano altri importanti istituti anche in Europa.

Il compito del Gemmologo non è solo quello di comprendere che tipo di gemma gli venga sottoposta, ma anche di capire se si tratta di un esemplare naturale, sintetico o falso (c’è infatti differenza anche tra sintetico e falso). Il Gemmologo deve inoltre effettuare numerosi test e innumerevoli analisi per scoprire le eventuali inclusioni e la natura delle stesse. Nel caso di un sintetico, è importante distinguere il tipo di procedimento di laboratorio utilizzato per la sua formazione.

Per adempiere a questi compiti ci si serve di strumentazioni molto complesse, ma la discriminante più importante è la conoscenza da parte del Gemmologo, la sua capacità visiva e il suo stato di forma. Può sembrare strano, ma tra le prime cose che vengono insegnate nei corsi accademici è proprio la cura dello stato fisico dell’analista, per permettere il massimo della efficacia alle sue capacità visive.

Anche le misurazione dei campioni non è affatto semplice. Ci si basa su misure in decimi di millimetro e addirittura in micron (millesimi di millimetri). La forma della gemma non è sempre un semplice parallelepipedo regolare, un cerchio o una sfera. Va considerata quindi la Geometria per stabilirne anche l’adeguatezza delle proporzioni.

L’unità di peso adottata è il carato (ct.) che si deve distinguere dal Karato, l’unità utilizzata per il titolo dei metalli preziosi come l’oro. Il carato corrisponde al peso di un seme di carruba, che già anticamente si distinse per essere molto costante di massa in tutti, attorno a gr. 0,2 immancabilmente. A sua volta il carato viene suddiviso in centesimi e anche in millesimi di carati, determinati da apposite e sensibilissime bilance poste entro protezioni di vetro.

Le osservazioni della gemma vengono effettuate a occhio nudo e poi attraverso strumenti quali il lentino di tipo tripletta, il microscopio a campo oscuro, il polariscopio, e altri molti ancora. Si determina l’asse otiico delle gemme trasparenti, la loro mono o birifrangenza, nonché la reazione a diversi campi di luce. Ne si valuta anche il peso specifico attraverso il peso della gemma in acqua distillata.

Non si creda che una gemma possa essere osservata con una lente “normale”. Le lenti gemmologiche (triplette), hanno questo nome perché rispettano tre parametri, ovvero altri due oltre l’ingrandimento. Devono essere aplanari, ovvero non distorcere l’immagine ai margini, e acromatiche, non devono perciò rendere un colore diverso da quello della gemma, cosa di fondamentale importanza nelle gradazioni del bianco dei diamanti.

Fondamentale è anche l’osservazione e la rilevazione delle proporzioni di forma e di taglio, perché dalla loro adeguatezza la luce assume percorsi specifici e ottimali, che rendono giustizia alla bellezza e alla resa ottica. Si tratta di un parametro di cui solitamente i venditori non parlano, non sempre per mancanza di onestà, ma perché alcuni non ne conoscono l’importanza. In un diamante due pietre al massimo della purezza e al massimo del colore, nonché dello stesso peso, possono valere quasi una la metà dell’altra, se le proporzioni sono molto differenti e la qualità taglio non è adeguata.

Il momento più interessante per i profani della materia, ma anche importante ai fini della classificazione, è quello della determinazione della purezza e del colore della gemma. A questo proposito si è stabilito che una gemma è definibile PURA (Internally Flawless o Flawless nel caso del diamante) quando un Gemmologo esperto non individua al microscopio in campo oscuro alcuna inclusione a 10 ingrandimenti.

Alcune gemme sono idiocromatiche e dunque non possono mai essere pure se sono naturali: è il caso ad esempio dello Smeraldo, varietà che appartiene alla grande specie dei Berilli.

Il titolo di questo articolo indica che in Gemmologia un solo indizio può essere una prova, contrariamente a quanto avviene in Criminologia (altra passione dello scrivente), in cui neppure molti indizi, in alcuni casi, riescono a vincere la barriera che separa l’innocenza dalla colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. In Gemmologia anche un solo indizio di traccia di sintetico o di falso, costituisce la prova che la gemma non sia naturale. Ciò perché si tratta di elementi oggettivamente probanti anche in singolo.

Infine, anche se non si esaurisce qui la ampia illustrazione delle competenze gemmologiche (che sono estremamente vaste), è necessario un accenno alla differenza tra sintetico e falso.

È sintetica una gemma NON naturale e costruita in laboratorio attraverso varie tecniche che arrivano però a dare al prodotto la stessa composizione chimica della corrispondente gemma naturale.

È falsa una gemma che SIMULA le caratteristiche del naturale, ma non ne assume la conformazione chimica.

Esistono poi vari tipi di sintetico, di falso e di simulanti, come ad esempio le DOPPIETTE, gemme costituite da una parte di naturale e una di sintetico o falso (il tutto ovviamente nella medesima gemma).

Per ultimo voglio accennare alle gemme “trattate”, ovvero abbellite attraverso molti procedimenti di laboratorio o effettuate da venditori. Tutti questi trattamenti lasciano traccia, ed è obbligo, anche giuridico e deontologico del Gemmologo individuarli e dichiararli nelle sue relazioni di analisi o certificati. Esistono trattamenti che sono tollerati, come ad esempio il biancheggiamento delle perle, o alcuni trattamenti termici che rendono il colore della gemma più intenso e appetibile. Nel caso di alcuni trattamenti si tratta di interventi temporanei, e quindi che svaniscono nei loro effetti col tempo; altri invece sono permanenti e meno tollerati. In ogni caso è obbligo del Gemmologo evidenziare ogni eventuale trattamento.

Insomma il mondo della Gemmologia obbliga il professionista ad essere un po’ ricercatore, un po’ scienziato, e, come mi disse il Direttore statunitense della sezione italiana del GIA (Gemological Institute of America), anche un po’ detective.

 

Enrico Cannoletta

Graduate Gemologist (GIA) – Iscritto con il n. 286 all’Associazione Gemmologi Italiani

 

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